Tensioni di Superficie Palermo. 2026
Palermo, centro storico. Nei vicoli dove per decenni sono sopravvissute tipografie, farmacie, sanitarie e botteghe di mestieri dimenticati, qualcosa si muove — ma non nel senso che ci si aspetterebbe. Non c'è stata una trasformazione. Non c'è stata una riqualificazione. Il degrado strutturale resta intatto: intonaci che cadono, saracinesche arrugginite, cavi elettrici appesi come ragnatele, palazzi nobiliari che si sgretolano piano per piano. Quello che è cambiato è solo la superficie. Il turismo ha depositato uno strato nuovo sopra quello vecchio senza togliere nulla. Bar, vermuterie, gift shop e ristoranti si aprono accanto — e dentro — agli spazi abbandonati, usando la rovina come scenografia. Le insegne storiche restano dove sono, come titoli di un libro che qualcun altro sta riscrivendo sotto. I panni stesi continuano ad asciugare sopra le sedie di design. Il dialetto graffitato risponde all'inglese del menu. Quello che emerge non è una città nuova. È una città truccata. Queste fotografie non cercano di denunciare né di celebrare. Cercano di stare ferme davanti alle facciate e di guardare senza scegliere — lasciando che la tensione tra i livelli resti visibile, irrisolta, come lo è nella realtà.











